MITI DA SFATARE

Se piange è troppo attaccato a te
Separarsi dalla mamma, o dall’adult@ di riferimento, rappresenta un’esperienza che provoca emozioni forti,
difficili da gestire sia per il bambin@ che per i genitori. Si tratta di emozioni inevitabili che costituiscono
un’opportunità di crescita personale importantissima.

Dinnanzi a bambini che piangono o non vivono subito serenamente la separazione sento spessissimo accusare le
mamme di aver instaurato rapporti molto stretti con i loro bambini.

Definire un bambino di due anni e mezzo molto legato alla mamma è descrivere una condizione di
assoluta normalità. Anche a tre anni, o a cinque anni, o a sei anni.

Non farti vedere quando vai via
Secondo alcuni il modo migliore per evitare che un bambin@ si rattristi troppo nel separarsi dalla mamma è
non farsi vedere quando si va via.
Quindi, non solo sarà triste per la separazione dalla mamma, ma si sentirà anche smarrito e abbandonato
perché all’improvviso non la vedrà più. In che modo questo potrebbe aiutare il bambino?
Siamo ancora troppo legati all’idea che le situazioni che ci rattristano, le emozioni che ci fanno stare male
debbano essere evitate o ridotte al minimo. Invece tutte le emozioni sono sane e naturali. Non bisogna averne
paura. Vanno semplicemente riconosciute e vissute in modo sereno, senza rinnegarle.

Se piange è colpa della mamma
Perché lo tiene troppo in braccio, perché lo allatta ancora, perché non lo lascia piangere, perché non lo ha
abituato a dormire da sol@, perché non gli ha insegnato a stare con gli altri senza di lei.
Se le mamme sono ansiose e preoccupate per la separazione trasmettono la loro ansia al bambin@ che di
conseguenza si mette in agitazione.

Questo è un pensiero molto in voga in alcune scuole e tra molte mamme. A leggerlo con attenzione, però, si
trovano diverse inesattezze.
Innanzitutto la colpevolizzazione delle mamme e il concetto che il troppo contatto crei dipendenza. Le
mamme amorevoli e rispettose stanno solo rispondendo ai bisogni dei loro bambini, bisogni di presenza e di contatto
che sono fisiologici e naturali.
Il pensiero che il contatto sia dannoso si basa su un errore pedagogico di fondo e cioè che l’autonomia si
favorisca con la separazione. L’autonomia, invece, si costruisce a partire dal contatto. Più risponderemo al
bisogno primario di contatto dei nostri bambini e più saranno grado di spiccare il volo sicuri quando saranno
pronti.

In secondo luogo, anziché additare l’ansia delle mamme come causa dell’agitazione dei bambini sarebbe meglio
concentrarsi sulle mamme. Una scuola che accoglie il bambin@ senza accogliere la famiglia è una scuola lontana
dai bisogni delle famiglie e dei loro piccoli. Le emozioni delle mamme al momento del distacco sono importanti e
legittime quanto quelle dei bambini. Vanno accolte e ascoltate. Una mamma va messa in condizioni di non
essere in ansia anziché additarla per le sue normali
preoccupazioni.
Se una mamma non sarà costretta a lasciare il suo bambin@ piangente sull’uscio dell’aula sicuramente non si
metterà a sbirciare dietro la finestra che tutto vada bene.
Una mamma a cui si lascia il tempo di rassicurare il proprio bambino, di fargli qualche coccola prima di
salutarlo, di accogliere le sue emozioni serenamente non si sentirà in ansia, si sentirà capita, si rassicurerà sul fatto
che il suo bambin@ è in buone mani e questo le darà serenità e fiducia.

Vedrai che poi si abitua
Un bambino che piange ogni giorno per mesi appena lo si lascia a scuola e non si calma se non per sfinimento sta
comunicando un disagio profondo. Poi si abitua a cosa? A sentirsi abbandonato dalla sua mamma, a pensare che è
bello stare con estranei e in un luogo che non conosce? Si abitua, o meglio si rassegna, a non essere ascoltato.
Si rassegna perché sente che ciò che prova non importa a nessuno, che le sue emozioni non sono legittime.

Un bambin@ che continua a piangere quando viene lasciato a scuola, che piange anche per tutto il tempo che
resta lì o non è sereno e felice quando lo si va a riprendere è un bambino che ci sta comunicando un
malessere.

Se il pianto è inconsolabile è bene riavvicinarsi e calmare il bambino. Ci sono piccoli che piangono per ore o
che si calmano e poi ritornano a piangere.
Queste non sono reazioni da ignorare o sottovalutare. Nei casi in cui il bambin@ non si rasserena è meglio
valutare di rimandare l’ambientamento a quando sarà pronto.

Nascondi i tuoi sentimenti
Se la mamma è serena il bambin@ è seren@. Se la mamma è triste o preoccupata il bambino lo avverte e si
rattrista a sua volta. È chiaro che se una mamma non è serena ed è triste è perché le è stato strappato il
bambin@ piangente dalle braccia, perché non ha avuto il tempo di ascoltare le sue emozioni e di accompagnare
come avrebbe voluto il suo bambino. Ed è chiaro anche che se un bambin@ piange e si dispera non è perché ha
sentito che la sua mamma è triste ma perché è egli stesso triste per non aver potuto abbracciare ancora un po’ la sua
mamma, per non aver avuto il tempo di familiarizzare con il nuovo ambiente insieme alla persona di cui più si fida al
mondo: la sua mamma (o il suo adulto di riferimento).
Quindi non è responsabilità delle mamme e non è responsabilità dei bambini. E’ senz’altro responsabilità di
quegli adulti che pensano che un inserimento efficace sia veloce e indolore.
Un approccio che si basi sulla rottura del legame madre-figlio ha come effetto un adattamento, una rassegnazione che produrrà effetti deleteri sulla personalità del bambino e sulle sue competenze relazionali.

Il successo di un inserimento non dipende dalle mamme o dai bambini. Il successo di un inserimento dipende soprattutto dalle insegnanti, dall’organizzazione dei tempi su misura di bambin@, dalla personalizzazione,
dall’empatia e dall’ascolto.

Legame morboso
Quante volte le mamme si sentono dire questa frase?
Il dizionario di italiano alla voce morboso riporta questa definizione: “anormale, assurdo, quasi patologico; opprimente, addirittura ossessivo”.

Questo pensiero è frutto di una vecchia e dannosa ideologia secondo cui l’autonomia si costruisca attraverso
la separazione e che il contatto e il legame affettivo siano solo degli ostacoli che ne ritardino il raggiungimento. Il
legame tra mamma e bambin@ è prezioso, vitale, intenso e necessario. Non solo nei primi mesi di vita.
Madre e bambin@ costituiscono un sistema psico-emotivo e biologico molto stretto. È un legame, una simbiosi naturale, fisiologica che non inficia l’indipendenza ma la sostiene e la rafforza. È un legame che si basa
proprio sulla distinzione e sull’individualità. Il fatto che ci sia un legame emotivo così forte non significa che le due
persone non siano distinte e individuate come due entità separate e che non abbiano una percezione dei confini
personali. Non è un ostacolo da superare, non è un vincolo da spezzare. Esso costituisce la base da cui partire per
costruire l’indipendenza e l’autonomia del bambin@.
Più sarà solida questa base e più sarà facile sarà facile per loro spiccare il volo appena pronti.
Tutto questo una scuola non può ignorarlo o denigrarlo. Può solo farne il suo punto di forza per
consentire un ambientamento sereno per tutti, bambini e genitori.
©ELENA FORMISANO PEDAGOGISTA

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